Gesti che sorprendono

Mi capita spesso, quando parlo con i bambini, di abbassarmi o di chinarmi in avanti per portarmi alla loro altezza: è un gesto che mi permette di stare di fronte a loro, al loro livello, per favorire il loro ascolto, ma in particolare per mettermi anch’io in ascolto di loro. Le loro domande, le loro esclamazioni e riflessioni non finiscono mai di sorprendermi e cerco di dispormi nel modo migliore per poter cogliere le loro «perle di saggezza».

A volte però non sono le loro parole a stupirmi e ad insegnarmi qualcosa, ma i loro gesti. Gesti spontanei, naturali, ma che scavano sotto lo strato delle molte cose che gli adulti danno per scontate e che fanno affiorare domande profonde e mai banali. Tra questi gesti ce n’è uno che mi ha colpito in modo particolare, perché in qualche modo ha toccato la mia scelta di vita, il mio essere consacrata.

Una presenza che ci precede

Più di una volta e con diversi bambini mi è capitato che, nel momento in cui mi chinavo in avanti per parlare con loro, il crocifisso che porto al collo pendeva proprio davanti a loro. Il loro sguardo passava con un rapido movimento dal mio viso al crocifisso e subito lo prendevano in mano e lo guardavano. Accarezzandolo con le dita o tenendolo sul palmo della propria mano, qualcuno continuava a parlare con me ma con lo sguardo concentrato su questo oggetto particolare, in altri invece la curiosità li portava a spostare subito l’argomento del discorso su di Lui: «Ma questo è Gesù in croce? Ma perché è morto?».

Ecco allora che, dal parlare con loro di come era andata la loro ultima partita di calcio o di dove erano andati con mamma e papà il giorno prima, mi ritrovavo nell’immediato a dialogare sul centro più importante della nostra fede. Il loro gesto di afferrare il crocifisso e le loro domande su Gesù, in un momento in cui prima stavo parlando con loro di tutt’altro, mi hanno resa consapevole che c’è proprio Qualcuno che mi precede.

Dare la precedenza all’Altro per favorire l’incontro

Se il mio abito e il crocifisso che indosso comunicano qual è la mia scelta di vita, la vocazione che sento nel cuore, spesso mi accorgo di quanto essi siano un segno che parlano sì di me, ma rimandano in realtà subito ad un Altro, a Dio. Un Volto che offro agli altri, in modi a volte anche per me inaspettati.

Mi sono resa conto che sebbene desidero e cerco, per quanto mi è possibile, di far trasparire nelle mie parole e nei miei gesti la bellezza di seguire Gesù, di una relazione con lui che trasforma la vita, non sono io a decidere come e quando questo farà breccia nell’altro e farà nascere in lui o lei il desiderio di incontrarlo. Non sono io ad offrire qualcosa di Gesù all’altro: è Gesù stesso che si offre a chi incontro attraverso di me. E questo è possibile nel momento in cui non pongo ostacoli a questo incontro, gli do spazio, non metto me stessa al centro dell’attenzione, ma Lui: accogliendo le domande che mi vengono rivolte senza dare risposte affrettate o convenzionali, ma anche rivolgendo io stessa domande che siano di invito all’altro ad aprirsi all’incontro con Dio.

Sempre un passo avanti…per dare a noi la precedenza!

Gesù mi precede ma questo non significa che mi mette da parte, anzi mi invita a mettermi in campo con tutta me stessa. Ricordare che Gesù mi precede significa per me riconoscere e fare memoria del suo primo passo nella mia storia, il suo essermi venuto incontro con un amore che mi è donato senza meriti, un amore gratuito, che più ha preso piede nella mia vita più l’ha resa piena e vera.

La gratitudine per tutto questo mi ricorda che in ogni storia, in ogni percorso di vita, l’iniziativa è sua. A noi però è data la grazia inestimabile di una risposta libera, di un sì a lui che parte dalle nostre scelte.
Si può dire che Gesù è sempre un passo avanti a noi, ma il suo essere avanti è per aprirci la strada: perciò davvero possiamo seguirlo con fiducia nel cammino.

suor Chiara Zanconato

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