Ad Elisabetta piaceva portare di nascosto cibo e denaro ai poveri. Un giorno, carica di queste cose, scendeva per irti e stretti sentieri che dal castello conducevano in città, in compagnia di una delle sue ancelle più care. Portava sotto il mantello pane, carne, uova ed altro cibo, quando suo marito, reduce dalla caccia, le comparve davanti all’improvviso. Meravigliato nel vederla andare curva sotto il peso del suo fardello le disse: «Lasciami vedere quello che porti»; e lei tutta tremante apri il mantello: non c’erano altro che rose bianche e rosse, le più belle che egli avesse mai visto.
(Storia di S. Elisabetta, di C. Montalembert)

Gli storici affermano che questo fatto non sia mai accaduto, ma si tratti di una leggenda nata per descrivere romanticamente lo stile di vita di santa Elisabetta.
In ogni caso questo racconto fa riflettere.


Le rose.

Il segno della femminilità e della regalità. Quale donna non gradisce ricevere un mazzo, anche una sola, di questi fiori bellissimi e (una volta!) profumatissimi? La rosa, regina del giardino, da sempre richiama il dono dell’amato all’amata, il fiore per eccellenza che richiama femminilità, bellezza e delicatezza. Elisabetta, nella sua breve vita, è stata una giovane che ha vissuto in modo molto intenso il suo essere donna e il suo essere regina, con le caratteristiche tipiche che contraddistinguono questi due aspetti, in modo originale e talvolta anche provocatorio rispetto al modo di pensare e alla cultura del tempo: dolcezza e fortezza, semplicità e determinazione, umiltà e coraggio.
La leggenda dice che queste rose prima di essere tali erano pane.

Il pane.

Un elemento fondamentale che sfama e nutre.
La giovane regina Elisabetta, sull’esempio di Gesù e di San Francesco che aveva scelto come ispiratore di vita, portava il pane ai poveri per condividerlo con loro.
Elisabetta è stata una donna di carità, che ha donato tutto ciò che possedeva, la sua vita stessa, a chi non aveva nulla, soprattutto ai piccoli e agli esclusi della società.

Per noi, suore terziarie francescane elisabettine (vedi qui https://www.elisabettine.it), oggi 17 novembre, come ogni anno è una festa importante. Ricordiamo Elisabetta d’Ungheria, voluta come patrona della nostra famiglia da Madre Elisabetta Vendramini e rinnoviamo devozionalmente i voti di obbedienza, povertà e castità. Questo gesto e questa memoria ci permettono di ringraziare il Signore per il dono di essere donne e consacrate nella terziaria famiglia e di chiedere ad Elisabetta d’Ungheria di continuare ad intercedere per noi la capacità di servire i poveri, gli ultimi, le sorelle e i fratelli che vivono nelle periferie, testimoniando l’amore di Cristo con la dolcezza e la premura femminile, alla regale.

Auguri a tutte le sorelle francescane elisabettine e all’Ordine francescano secolare.

in foto un dipinto di Edmund Blair Leighton

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