Foto in evidenza: particolare del mosaico di Rupnik, Santuario di Scaldaferro (VI).
Il popolo era in attesa e Gesù sembra venire ad abitare, a prendersi a cuore anche questa attesa di risposte, di comprendere: si mescola con tutti, riceve anche lui il battesimo, si immerge pienamente nella nostra umanità. Mostra la propria solidarietà con ciascuno di noi e, assumendo i nostri tratti, i nostri vissuti, la nostra ricerca, il nostro desiderio e bisogno di salvezza, ci rende suoi fratelli e sorelle, mette ciascuno in relazione con lui e, in lui, con il Padre.
Tu sei il Figlio mio, l’amato: sono queste le prime parole che il Padre dice a Gesù all’inizio della sua missione e le ripete anche a noi: siamo figli suoi, figli e figlie amati, amate, siamo il compiacimento ovvero la gioia e il piacere di Dio. Ed è nel gustare questo sguardo di predilezione che si compie la nostra attesa di pienezza di senso… di vita e, forti di questo sguardo e del dono dello Spirito, possiamo anche noi accogliere la nostra missione.
Oggi, allora, contemplando il mistero di questo amore che abbraccia tutta la mia umanità, anche nelle sue pieghe più fragili, sono invitata a fare memoria del giorno del mio Battesimo, quando nel fonte battesimale è stata sigillata la mia identità più bella: l’essere voluta, scelta e amata da Dio. Anche per me si è aperto il cielo!
E, mentre abito e lascio abitare le mie attese, risuona nel mio cuore una domanda: che cosa significa oggi per me riconoscere che la mia umanità è immersa nell’amore e oggetto del compiacimento di Dio Padre?
(Lc 3,15-16.21-22)
suor Ilaria Arcidiacono