Nel Vangelo di Giovanni quando Gesù dice: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna», usa un linguaggio che può sembrare forte. Eppure, anche noi, quando vogliamo esprimere un amore molto intenso, diciamo scherzosamente: «Ti mangerei di baci» oppure «Ti mangerei tutto». Con queste parole non intendiamo possedere o distruggere l’altro, ma manifestare il desiderio di averlo così vicino da farlo diventare parte della nostra vita.
Gesù porta questa intuizione umana a una profondità infinita: non si limita a dirci che ci ama, ma si dona come nutrimento. Nell’Eucaristia egli entra nella nostra esistenza perché il suo modo di vivere, di amare e di donarsi diventi il nostro. Mangiare il pane della vita significa accogliere Cristo così intimamente da lasciarsi trasformare da lui; la sua vita divina entra nelle nostre cellule, nel nostro corpo. Non è un gesto di possesso, ma di comunione: Dio si fa così vicino da diventare il nostro cibo, il nostro nutrimento perché noi possiamo vivere della sua stessa vita.
Gv 6,51-58
suor Barbara Danesi
