In questo breve ed intenso Vangelo ci sono parole che si ripetono e sono in forte relazione e dipendenza tra loro, e sono: amare, osservare e dimorare. Sono un invito alla coerenza, in noi, tra l’essere e il nostro agire. Gesù dice: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti”. Amare/essere amati è vitale: ci rende belli, veri, pienamente compiuti. In questo cammino di compiutezza Gesù ci promette il Paraclito, affermando che rimarrà con noi, sempre!
Nel dizionario il paraclito è colui che è chiamato vicino come assistente, come consolatore, come colui che accompagna per non cadere. Recentemente ho partecipato ad una festa in una casa di riposo. Mi era stato chiesto di accompagnare le persone e di stare con loro. Quale responsabilità! Sentivo di dover guardare avanti e a lato per anticipare situazioni di inciampo; incoraggiare quando le gambe si facevano più incerte, rassicurando che la meta era vicina e orientando il pensiero verso qualcosa di bello, come la musica che si faceva sempre più vicina.
Questo brano mi ha lasciato qualche interrogativo. Io amo Dio? A parole, con il cuore o con l’agito? Percepisco di non essere mai sola? Invoco lo Spirito, ogni giorno, perché mi orienti nelle scelte e le sostenga?
(Gv 14,15-16.23-26)
suor Roberta Ceccotto