Nelle mie giornate mi ritrovo a vivere alcune parole, scelte, sguardi come se fossi dinanzi ad un tribunale, citata in giudizio, giudicata e condannata, senza possibilità di difendermi. Ciò che succede mi arriva addosso come uno tsunami e mi ritrovo come la donna adultera, strattonata, malmenata, umiliata ed al centro di un processo. Se qualche volta l’evento scatenante è realmente un giudizio, è nel mio cuore che è stanziato l’accusatore più feroce, che non mi risparmia nulla.
In questo buio, in questo silenzio assordante si fa strada una piccola luce, una Parola che arriva come un sorso d’acqua fresca nel deserto interiore: DONNA! Nel vangelo di Giovanni è il titolo della sposa amata, che ha sperimentato l’amore fedele, gratuito, rigenerante del suo Signore. “Neppure io ti condanno” è la Parola che, come un abbraccio tenero ed affettuoso, accoglie tutto di me, mi perdona e mi fa riallacciare la relazione con Dio Padre. E ricomincio a Vivere, ad Amare…
Desidero accogliere l’abbraccio di perdono del Signore?
(Gv 8,1-11)
suor Mariateresa Dubini

