Mi chiedo: “Cosa cerco nella mia vita? Qual è la cosa che desidero di più?”.
Mi ascolto e riconosco che le tante risposte che posso dare sono accomunate dalla parola “felicità”. “Felicità” è una parola grossa ma, nel Vangelo di oggi, Gesù si presenta a me e mi dice: “E’ possibile essere felici, io ti offro la strada per esserlo”.
La radice della felicità però non sta nell’avere ricchezza o nell’essere poveri, ma sta nel mio atteggiamento verso di Lui. Se riconosco la mia povertà, le mie fragilità, se ammetto di non essere capace di fare da sola e mi affido a Lui, lì trovo la felicità.
Il Signore vuole che io sia contenta, realizzata, perciò mi insegna che l’atteggiamento buono è quello del povero che ha fame di felicità e di senso. Solo il Signore può portare a compimento il mio desiderio di felicità e donarmi una gioia profonda e duratura, non un’emozione che passa, ma una felicità che permane nel tempo e al di là delle situazioni che mi trovo a vivere.
Sai riconoscere le tue povertà e fragilità?
Hai il coraggio di consegnarle al Signore e lasciare che sia Lui a “gestirle?”
(Lc 6,17.20-26)
suor Marita Girardini
